Come ci si accorge di essere "un prostatico"

 

Ricordo che tanti anni orsono,con tono tra il serio ed il faceto, un vecchio Maestro dell’urologia italiana disse: " grazie a Dio la prostata è in quella sede, altrimenti sai quanto minore sarebbe la attività di noi urologi !?".

In effetti la posizione anatomica della ghiandola e la frequenza con la quale essa è affetta da patologia di qualsivoglia natura rende ragione di quella che ancor oggi è la forma morbosa di più frequente osservazione in qualsiasi ambiente urologico.

Lasciando da parte il tumore maligno, vorrei accentrare la attenzione sull’ingrossamento benigno della ghiandola comunemente noto con il termine di adenoma prostatico. Tale aumento di dimensioni interessa praticamente tutti i soggetti che hanno superato i 50 anni anche se i disturbi che da questo derivano sono del tutto incostanti ed imprevedibili.

Va sfatata innanzitutto la opinione comune che una prostata aumentata di dimensioni possa essere ,di per sè, causa di sintomi. Non vi è correlazione alcuna infatti tra il volume della ghiandola ed i disturbi lamentati dal paziente in quanto prostate piccole possono portare a ritenzioni complete (tanto da richiedere il catetere) ed altre voluminosissime essere virtualmente asintomatiche.

In quale modo abitualmente un paziente si accorge di avere disturbi di tipo prostatico? Innanzitutto tende a svegliarsi la notte a causa dello stimolo ad urinare e frequentemente nota che il volume vuotato è piuttosto esiguo rispetto alla importanza del bisogno che gli ha interrotto il sonno.

I pazienti riferiscono inoltre di notare una riduzione del vigore del getto, soprattutto con la prima minzione del mattino, che spesso è accompagnata da una certa attesa prima di iniziare ad urinare.

Non di rado il malato avverte un senso di peso sovrapubico ed una riduzione più o meno significativa della portata (lo spruzzo con il quale fuoriesce l’urina) che di poco si modifica anche se tenta di incrementarla spingendo con il torchio addominale.

Anche per un profano tutta questa serie di disturbi è facilmente comprensibile: la prostata cresce, il condotto uretrale viene compresso ed il "malato" stenta un po' a fare pipì.

Di più difficile spiegazione è la urgenza minzionale, l’impellente e talvolta incontrollabile desiderio di urinare che, non di rado, imbarazza il paziente.

Nonostante siano stati fatti innumerevoli studi, non risulta ancora chiaro perchè in un soggetto l’ostruzione determini una difficoltà ad iniziare la minzione ed in un altro occorra esattamente il contrario; fatto sta che quest’ultimo disturbo angustia la vita quotidiana di molti uomini che debbono avere precisi "riferimenti" ove urinare,in caso di emergenza,ogniqualvolta escono di casa.

Un altro disturbo che abitualmente non fa pensare ad un problema prostatico è una significativa perdita involontaria di urina, soprattutto notturna: "il nonno è vecchio ed è naturale perda la pipì".

A differenza di quanto comunemente si crede, tale sintomo è molto spesso causato da una ostruzione che ha disteso la vescica; questa di fatto resta sempre piena e si vuota solo per rigurgito. Tale sintomo è, tra quelli segnalati, senz’altro il più grave in quanto decorre in modo silente, spesso viene sottovalutato e può minare la funzione renale in modo talvolta irreparabile.

Per ultimo può succedere che il paziente, magari dopo una lauta bevuta, non riesca in alcun modo a mingere.In tale evenienza non vi è altro che rivolgersi ad un pronto soccorso e farsi cateterizzare per risolvere temporaneamente il problema.

Dopo la carrellata dei sintomi e delle possibili complicanze di una ostruzione misconosciuta è d’obbligo una nota positiva.

Al giorno d’oggi, con le tecniche di indagine non invasive, è possibile per l’urologo seguire in maniera molto semplice un paziente che lamenta disturbi prostatici in quanto se è vero che tutti i maschi meritano un controllo, anche per escludere la presenza di una neoplasia, solo una certa quota richiede un trattamento medico ed una percentuale ancor più esigua un intervento cruento.