OGGI LE COLICHE

Sì, oggi parliamo di coliche renali, ovviamente augurandoci di non soffrirne mai. Tuttavia bisogna parlarne perché é un sintomo molto comune, molto doloroso, molto angosciante, di fronte a cui l'ansia ed il dolore prendono il sopravvento sulla razionalità anche in chi è esperto. Figuriamoci in chi esperto non é.

In questa luce conoscere e saper cosa fare è il passo propedeutico ed indispensabile per affrontare il problema ed abbattere l'ansia, la quale, principalmente e generalmente, è generata dall'ignoto.

Innanzitutto inquadriamo il problema: cos'é la colica renale? E' un dolore acuto ingravescente talvolta insopportabile provocato dalla brusca distensione delle alte vie escretrici urinarie, che sono i condotti che portano l'urina prodotta dal rene alla vescica. L'evenienza più comune che può provocare questa brusca distensione è un calcolo, una concrezione precipitata nelle urine appena prodotte dal rene. Di fatti il calcolo non è altro che un agglomerato di cristalli composti dalla precipitazione dei sali che l'organismo elimina con le urine.

In altre parole: le urine sono una soluzione formata da acqua come solvente e dai sali ed altre sostanze come soluti. I soluti sono scarti dei processi metabolici del nostro organismo. Quando per motivi svariati, questi sali precipitano, formano i cristalli i quali tendono ad aggregarsi ed ingrandirsi fino a raggiungere dimensioni visibili e la dignità di calcolo. Il calcolo una volta formatosi, tende a crescere sempre di più, in quanto rappresenta un nucleo d'attrazione per gli altri cristalli.

Di solito i cristalli migrano con il flusso delle urine e quindi, per lo più, seguendo il flusso passano dal sistema pileocaliciale renale, che sono le cavità di raccolta delle urine appena formate, nell'uretere, il canale che porta le urine dal rene alla vescica. Pertanto, fisiologicamente, cristalli ed anche calcoli di piccole dimensioni, vengono eliminati costantemente con le urine senza che il soggetto se ne accorga. E' un'evenienza comune e frequente, tanto che se esaminiamo le urine di 100 persone troveremo cristalli e sedimenti in almeno 40 di questi.

Purtroppo le cose non vanno sempre come la natura, previdente ed accorta, ha organizzato. Talvolta, per difetti di flusso urinario a livello dei calici renali, i cristalli non vengono eliminati subito, talaltra il piccolo calcolo appena formatosi aderisce alle pareti del sistema pielocaliciale ed ha l'opportunità di ingrandirsi di molto, talaltra ancora la quantità di sali nelle urine é talmente elevata che la precipitazione e la formazione del calcolo avvengono così rapidamente da ottenere un calcolo di dimensioni cospicue prima che il flusso urinario riesca a trasportarlo senza disturbo.

Però, anche quando é grosso, il calcolo é sottoposto da parte dell'attività muscolare delle vie escretrici, al tentativo di eliminazione. Questo tentativo può causare problemi, in quanto le contrazioni peristaltiche, che rappresentano appunto il movimento attivo di trasporto dell'urina da parte delle vie escretrici, incastrano il calcolo nel condotto e ostacolando il flusso provocano una brusca distensione delle vie escretrici. Ecco la colica!

Occorre subito precisare tre punti: primo, le dimensioni del calcolo non sono dirimenti nel causare la colica. In altre parole, calcoli relativamente grandi passano senza creare problemi, calcoli relativamente piccoli si incuneano e generano la colica. Secondo. L'entità della colica non é proporzionale alle dimensioni del calcolo. Terzo quando si parla di dimensioni grandi o piccole di un calcolo che può causare coliche occorre far mente locale al range di cui si tratta: si va da un minimo di 2 mm di diametro, al limite della visibilità radiologica, ad un massimo di 10 mm. Calcoli di dimensioni maggiori difficilmente si trovano lungo l'uretere. Se si trovano nel rene, e lì si possono reperire calcoli anche di 3 cm di diametro, raramente provocano coliche, anche se talvolta con i loro movimenti possono ostruire il deflusso delle urine.

Abbiamo visto che il calcolo tende ad essere eliminato. Quindi il destino del calcolo é di essere espulso come corpo estraneo, ma il risultato non é sempre il successo. La probabilità che i calcoli vengano eliminati dipende dalle loro dimensioni; se queste sono inferiori a 6 mm la probabilità di eliminazione é vicina all'80 %, dando il tempo, fino a due mesi, perché ciò avvenga. Se le dimensioni sono fino ad 8 mm questa probabilità scende al 60 %, e risulta oltremodo raro che un calcolo di 1 cm venga eliminato spontaneamente.

Ma torniamo alla colica. Che fare quando si avverte questo dolore drammatico? Il primo obiettivo é di togliere il dolore, il secondo di capire la causa per poi risolverla.

Primo obiettivo. Il dolore non é mai un bene, é un sintomo, un segno di qualcosa che non va, di qualcosa che deve essere capito e diagnosticato, ma non dà nessun vantaggio e quindi va tolto il più presto possibile. Anche qui una breve puntualizzazione: in medicina non esiste mai nessuna correlazione né diretta né indiretta tra entità del sintomo e gravità della malattia. E' importante saperlo, perché di fronte ad una colica renale, che dà dolore e quale dolore, l'angoscia della gravità della malattia si sovrappone talvolta in modo così veemente all'entità del dolore da rendere insopportabile l'evento.

Quindi, nessuna ansia sulla malattia, é un problema che si risolve da solo o al massimo con qualche procedura terapeutica, ma senza conseguenze importanti nella maggior parte dei casi. Viceversa tutta l'attenzione va posta a togliere il dolore, risolto il quale si può affrontare con tranquillità le procedure diagnostiche necessarie a capire cosa l'ha causato. Con che cosa si toglie il dolore? Con i farmaci antidolorifici, ovviamente, e tra questi i più prontamente efficaci. Ne cito ad esempio due: voltaren e contramal. E' meglio evitare gli antispastici perché sono meno efficaci nel togliere il dolore e, d'altra parte, inibiscono la peristalsi, quei movimenti della via escretrice che permettono l'espulsione del calcolo. Come somministrare i farmaci? Da evitare la via orale, spesso la colica é accompagnata da nausea se non da vomito, preferibile la via intramuscolare. Può essere utile anche la supposta, tenendo conto che rapidità d'azione ed efficacia sono minori rispetto alla somministrazione intramuscolare. Che dire del bere? E' dimostrato che é inutile sforzarsi di bere grandi quantità d'acqua, soprattutto quando la nausea é presente. E' viceversa utile reintegrare i liquidi, quindi bere per quanto si ha sete e niente di più.

Togliere il dolore dunque é il primo obiettivo ed abbiamo visto come. Spesso però il dolore si ripresenta o non passa del tutto. Sicuramente bisogna insistere con gli antidolorifici, ma in ogni caso conviene consultare il medico, per ottimizzare la strategia terapeutica e per iniziare a perseguire il secondo obiettivo, quello diagnostico. Solo raramente, in caso di colica é necessario il ricovero in ospedale. Solamente quando i dolori non sono controllabili decentemente con la terapia sopradescritta, o quando questi si ripresentano per lungo tempo. In questo caso il ricovero serve per somministrare in modo ottimale (ad esempio per fleboclisi) l'antidolorifico ed i liquidi necessari all'organismo.

La diagnostica: senza dubbio oggi l'ecografia permette un primo approccio dirimente a capire cosa ha causato la colica. Sarà quindi opportuno sottoporsi appena possibile, ma non esiste vera urgenza nel farlo, ad una ecografia dell'apparato urinario e ad una lastra senza mezzo di contrasto dell'addome. Con questi due semplici esami é già possibile diagnosticare il 90 % degli eventi. Poi ci si presenterà all'urologo che potrà indicare il percorso terapeutico migliore per risolvere il problema, tenendo presente che spesso non c'é da fare nulla perché il calcolo viene espulso spontaneamente.

In conclusione la colica é una grande seccatura, ma niente di più se la si affronta con la consapevolezza che é solo un problema da risolvere e non un'ineluttabile e tragica iattura.