Parliamo di P.S.A.

L’adenocarcinoma prostatico è attualmente la neoplasia più comune e la seconda causa di morte specifica per cancro. L’incidenza clinica della patologia neoplastica prostatica è stata di 240.000 casi nel 1995 e la mortalità di 40.000.

Nell’anno 2000 l’incidenza del carcinoma prostatico aumenterà di 1/3. Negli Stati Uniti un nuovo caso di carcinoma prostatico è diagnosticato in media ogni 1.7 minuti e un decesso per cancro della prostata occorre ogni 12.8 minuti.

In base a questi dati si può ben comprendere l’ampiezza di questo problema. L’aumento progressivo dell’incidenza del cancro prostatico è soprattutto legato all’utilizzo di un nuovo marker tumorale quale il PSA.

L’antigene specifico prostatico (psa) rappresenta attualmente uno dei marker tumorali più utilizzato e affidabile in campo oncologico.

La sua specificità tessutale quali assoluta e la sua alta sensibilità tumorale hanno permesso che venisse diffusamente utilizzato nella pratica clinica sia per la diagnosi precoce che per il follow-up dei pazienti oncologici.

Il PSA è una glicoprotcina prodotta prevalentemente dalle cellule epiteliali che costituiscono gli acini ed i dotti della ghiandola prostatica. La sua funzione primaria è quella di fluidificare lo sperma nel momento della eiaculazione. I suoi livelli sierici possono essere facilmente ottenibili utilizzando un metodo radioimmunologico di dosaggio ed essi rispecchiano fedelmente l’attività della nostra ghiandola prostatica.

Quindi, possiamo affermare che il PSA è un marker organo-specifico, o meglio prostata-specifico.

Sfortunatamente il PSA è prodotto sia dalla ghiandola prostatica normale che iperplastica, sia dal tumore della prostata. Quindi il PSA non è un marker ideale in senso stretto, "prodotto unicamente dalla neoplasia prostatica e capace di rispecchiare unicamente e direttamente l’andamento della neoplasia".

Tuttavia un aumento dei valori del PSA oltre un range considerato di normalità, si correla ad un alto e crescente rischio di neoplasia prostatica.

In particolare, al momento attuale, il valore di PSA maggiormente utilizzato, in grado di fornire il miglior compromesso fra specificità e sensibilità del marker, è rappresentato da un valore di 4 n/ml.

Valori di PSA compresi fra 4-10 mg/ml vengono considerati una zona grigia, dove il sospetto di tumore prostatico è presente, ma l’influenza di una coesistente ipertrofia della prostata può comunque giustificare tale innalzamento del PSA. Al contrario nei casi con PSA > 10 ng/ml, il rischio di avere un tumore prostatico è estremamente alto e tale neoplasia va ricercata con assiduità sottoponendo il paziente a biopsia della prostata, anche in assenza di altri parametri clinici di sospetto.

L’incidenza di tumore prostatico nei soggetti con PSA < 4 ng /ml è circa del 2% contro valori superiori al 70% in quelli con PSA > 10 ng/ml. La maggiore difficoltà esiste per valori di PSA 4 - 10 ng/ml: circa il 40% dei pazienti con Ipertrofia Prostatica hanno un PSA compreso fra 4-10 ng/ml.

L’incidenza del carcinoma prostatico nei pazienti con PSA compreso tra 4-10 ng/ml è circa del 25%. Il tessuto è prodotto al 99% solo dalla prostata.

Negli ultimi anni si è visto come il PSA è presente nel siero sia in a forma libera, che in una legata a proteine di trasporto quali macroglobuline ed alfal-antichimotripsine. Si parla quindi di PSA free e PSA legato.

Attraverso studi in larga scala, si è visto che nel tumore della prostata la maggior parte di PSA sierico si trova in a forma legata; al contrario nella ipertrofia prostatica una maggior parte di PSA si trova nella forma libera. Utilizzando tali frazioni del PSA, nei casi con PSA totale compreso fra 4-10 ng/ml (gray-zone) è possibile ulteriormente selezionare pazienti a maggior rischio di tumore prostatico da sottoporre a biopsia prostatica. L’utilizzo del rapporto PSA free/totale dovrebbe aumentare la sensibilità del marker e migliorare la specificità nei casi con PSA 4-10 ng/ml.

Con l’avvento del PSA un maggior interesse è stato rivolto a possibili programmi di screening per il tumore prostatico e maggiori informazioni sono state divulgate al pubblico. La determinazione del PSA sierico è un test estremamente semplice da eseguire, ripetibile e confrontabile.

I presupposti per un utile applicazione di un programma di screening di massa della popolazione apparentemente sana sono:

la presenza di una malattia di rilevanza clinica con elevata prevalenza

esistenza di metodi diagnostici non invasivi

esistenza di una terapia efficace per la malattia diagnosticata in fase precoce

Nel carcinoma prostatico la diagnosi basata su un programma di screening potrebbe permettere un anticipo diagnostico di circa 6-7 anni.

In uno studio di screening eseguito dall’American Urological Society su soggetti sani di sesso maschile utilizzando il PSA e l’esplorazione rettale, l’identificazione del carcinoma prostatico è stata ottenuta nel 3.6% dei quasi 6000 soggetti sani fra 50 e 75 anni, sottoposti a screening. Il carcinoma prostatico era localizzato nel 63% dei casi.

Nell’era del PSA in numero di prostatectomie radicali effettuare annualmente è aumentato di circa 6 volte rispetto agli anni 80.

Fra i metodi di screening sicuramente il PSA rappresenta quello più semplice, più pratico e meno costoso, oltre a risultare più sensibile degli altri.

Attualmente un Consensus Internazionale sulle patologie prostatiche svoltosi sotto l’egida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha stabilito delle linee guida sull’utilizzo del PSA. Se non è stato ancora approvato uno screening generale su tutta la popolazione maschile, viene comunque raccomandato di eseguire un dosaggio del PSA in tutti i pazienti che giungono all’osservazione del medico per disturbi minzionali ed una life-espectancy superiore a 10 anni, in cui la diagnosi di a neoplasia prostatica può comportare un diverso comportamento terapeutico.

 
 

Il PSA ha quindi permesso di diagnosticare più frequentemente il carcinoma prostatico, in uno stadio più precoce ed in soggetti più giovani.

Questo aumento d’incidenza dei tumori prostatici ha comportato un aumento delle indicazioni per un intervento chirurgico radicale, ed un miglioramento della sopravvivenza di questi pazienti.

Nell’era del PSA più del 70% dei tumori prostatici vengono diagnosticati in a fase ancora localizzata, non metastatica, aggredibile chirurgicamente.

L’utilizzo esteso del PSA ha portato a drammatici cambiamenti nella diagnosi, trattamento e folllow-up dei pazienti con tumore prostatico. Tuttavia esistono anche aspetti negativi. Critiche sull’eccessivo uso del PSA provengono dalla potenzialità di un aumento della morbidità del paziente per l’esecuzione di procedure non necessarie (biopsie prostatiche sulla base del solo PSA in pazienti senza tumore prostatico, trattamento di tumori prostatici che in altro modo non sarebbero stati diagnosticati e in cui il trattamento non avrebbero comunque influenzato la sopravvivenza del paziente).

Tenendo conto di questi limiti, il corretto utilizzo del PSA rappresenta uno dei maggiori progressi di questo secolo nel campo del tumore prostatico.

Quando è necessario eseguire il PSA

 

L’età giusta è intorno ai 50 anni.

La periodicità annuale per valori di PSA nel range normale.

Dove esiste una familiarità per ca prostatico è bene anticipare ai 45 anni l’inizio del controllo

E’ ovvio, da quanto detto, che il solo aumento del PSA non basta a fare diagnosi di neoplasia prostatica, ma pone il paziente ed il medico in "allarme".

La visita urologica, l’ecografia transrettale e l’eventuale biopsia completeranno l’iter diagnostico.

Il PSA è il PAP TEST del maschio. Forse abbiamo trovato di meglio. Il PSA è di semplicissima esecuzione e si può ripetere facilmente.

E’ importante saperlo. Con una diagnosi precoce si guarisce dal cancro della prostata.